Storia della Chiesa S. Maria della Grazia di Comiso e del Convento dei Cappuccini

Chiesa S. Maria della Grazia e Convento dei cappuccini

Secondo il racconto concorde di Rocco Pirro, Vito Amico, Samuele Nicosia e Fulvio Stanganelli, i Cappuccini giunsero a Comiso nel 1614. In quegli anni era signore il conte Baldassarre III che aveva sposato Antonella Saccano ed era vissuto a Messina e a Palermo dove era stato pretore. Nell’ottobre del 1614 il conte mentre si recava a Palermo seguito dal suo grande amico Pietro Palazzo morì a Terranova, mentre era ospite a casa della sorella Antonnia sposata con Ugone Notarbartolo. Due giorni prima era morto il figlio maggiore, Giovanni di 14 anni e il giorno dopo il conte morì anche il figlio più piccolo Carlo di uno o due anni. Dopo la sua morte, lo stato di Comiso nel 1615 sarà ingabellato a don Giuseppe Li Gregni. La sua sposa Antonella tre anni dopo si sposerà con Pietro Gaetani, marchese di Sortino e procuratore del piccolo Luigi l’unico figlio sopravvissuto.

Nicosia racconta che ad avviare la costruzione del convento fu padre Bernardino da Scicli e che il primo guardiano del convento di Comiso fu padre Antonino, proveniente da Scicli

questo potrebbe far pensare che il primo nucleo di frati venisse proprio da Scicli.

Ancora Nicosia ricorda che una croce fu piantata nel terreno il 10 luglio 1616, Stanganelli afferma invece che nel 1616 la chiesa sarebbe stata inaugurata. La chiesa fu dedicata a Santa Maria della Grazia. Fu edificata a navata unica, con copertura a botte come tutte le chiese conventuali. Successivamente si arricchì invece di cappelle laterali sul lato sinistro. Oggi, presenta due cappelle laterali sul lato sinistro e cinque altari. Il terremoto del 1693 la danneggiò ma fu restaurata rapidamente. Stanganelli fornisce una rapida descrizione della chiesa e segnala che all’altare maggiore si conservano una custodia di legno intarsiato d’osso e tartaruga del 1733, che racchiude la grande tela di Mariano Cusmauo del 1663 e il paliotto d’altare in cuoio sbalzato con fregi e decorazioni in oro e argento e al centro la Madonna di Perugia. Menziona anche una cantoria in legno a sovrastare l’ingresso, appena accanto all’ingresso, a destra una bella acquasantiera che definisce “antica” e a sinistra la botola che chiude la scala dalla quale si accede alla cripta. Non cita il paravento ligneo magnificamente dipinto che evidentemente non era nella chiesa nel 1926 quando l’autore scriveva. Ancora Stanganelli racconta che la cappella laterale ubicata a sinistra dell’ingresso, anch’essa a navata unica, fu edificata nei primi anni del ‘700. Questa cappella presenta sulle pareti interne appositi loculi aperti, alcuni verticali altri orizzontali in cui riposano le spoglie mummificate di frati e borghesi vicini alla spiritualità dei cappuccini. Dopo l’unità d’Italia con le leggi eversive il complesso è passato allo stato italiano la chiesa e la sagrestia sono state concesse in uso alla diocesi, mentre il convento è stato assegnato al comune che vi ha ospitato per anni l’ospedale Margherita ed oggi alcuni uffici dell’ASL.

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La chiesa e la cappella funeraria ebbero un primo restauro negli anni ’80 dello scorso secolo e gli studiosi che si occuparono dello studio dei resti dei defunti li attribuirono al periodo tra il 1791 e la prima metà dell’800, individuando cinquanta mummie naturali e 107 crani. Tra i defunti si riconobbero prevalentemente individui di sesso maschile, frati terziari francescani e borghesi vicini alla famiglia cappuccina e solo sedici soggetti femminili. Le mummie sono state ottenute per essiccazione. I corpi venivano messi in una stanza sotterranea arieggiata che provocava la decomposizione dei tessuti e favoriva la conservazione degli scheletri. In un secondo momento venivano rivestiti e trasferiti nei loculi. Ogni corpo aveva il suo abito e il suo cartellino di riconoscimento, cosa visibile ancora oggi. Le mummie di Comiso si presentano in perfetto stato di conservazione: alcuni corpi presentano ancora la pelle, i denti, i capelli, e per questo motivo sono oggetto di studio dei paleopatologi. I restauri recenti effettuati con fondi FEC hanno permesso di realizzare una nuova pavimentazione in pietra di Modica in tutta la navata, nelle cappelle laterali e nella cripta, restaurare gli altari delle due cappelle e l’altare del crocifisso dove sono stati ritrovati gli affreschi, che prima del terremoto decoravano l’intera chiesa e che furono modificati dopo il terremoto e poi coperti con stucchi e intonaci bianchi. Sono stati riportati alla luce le decorazioni parietali nel secondo altare di destra e sullo stipite d’angolo della seconda cappella a sinistra. All’esterno sono stati realizzati nuovi intonaci esterni a base di calce ed è stato rifatto il manto di copertura della chiesa.